PORNODIPENDENZA

Forma di Compulsione caratterizzata da abuso di visione di materiale pornografico con o senza masturbazione  con conseguente perdita della qualità di vita: psichica, famigliare, interpersonale, sociale e lavorativa. Studi recenti dimostrano che l’età di esordio nel 5/8% è compresa tra i 9 ed i 12 anni. Gli adolescenti ne risultano inevitabilmente maggiormente turbati. Il fenomeno attualmente in via di espansione,  per l’accessibilità e la facile fruibilità dei siti on line. La psiche adolescente più fragile e suggestionabile rispetto a quella dell’adulto risulta essere più a rischio di sviluppo di dipendenza. L’adolescente inizia a sviluppare una illusoria rappresentazione circa l’esistenza della “perfezione” del rapporto sessuale e del corpo finendo con il credere che la “realtà” pornografica corrisponda alla realtà di fatto. Tale rappresentazione si consolida nel tempo. L’esposizione eccessiva, inoltre, può frequentemente  compromette lo sviluppo della maturazione psicosessuale dell’ Adolescente nonchè favorire l’insorgere di perverzioni di tipo violento, la diffusione di pratiche sessuali non sicure ed isolamento.

L’utilizzo della pornografia negli adolescenti è associata a convinzioni forti rispetto agli stereotipi di genere. Tale associazione, appare più forte nei maschi, come ad esempio:

  • Visione della donna come oggetto sessuale;
  • Atteggiamenti e visioni sessisti verso le donne fino talvolta a sfociare in aggressione sessuale, alla coercizione, alla violenza di genere.

La pornografia offre nell’immediato stimoli piacevoli e gratificanti che gli incontri interpersonali non saranno progressivamente più in grado di replicare. Tale contrapposizione può rappresentare una forma di disagio che il giovane fatica a gestire e metabolizzare adeguatamente.

Pertanto, il mondo pornografico, diviene una sorta di “Rifugio sicuro” in cui trovare una iniziale ed illusoria forma  di protezione e rassicurazione; una sorta di “bolla anestetizzante”.

La dipendenza si ingenera per gli effetti delle immagini a livello neurochimico, ergo attivando neurotrasmettitori appartenenti al Circuito della Ricompensa: Adrenalina, Dopamina, Ossitocina, Serotonina e Testosterone. La Dopamina è un neurotrasmettitore legato a meccanismi di gratificazione e rinforzo. Lo stimolo che produce piacere innesca il suo rilascio con reiterazione automatica del comportamento (sviluppo di vera e propria dipendenza nel momento in cui il soggetto non può più farne a meno). La pornografia è infatti in grado di stimolare senza tregua lo spettatore, offrendogli stimoli visivi (donne, scene, posizioni, ecc..) sempre nuovi e diversi, in modalità sempre più inaspettata e trasgressiva.

I livelli di Dopamina sono elevati all’inizio dell’esposizione ma decrescono con il tempo. Il Sistema si ricarica ogni volta alla visione di una nuova immagine eccitante. Da qui, l’ingenerarsi di un loop perverso. 

L’Ossitocina è invece quell’ormone che agisce anche come neurotrasmettitore con funzione di creare legame ed attaccamento all’ Altro. Anche nella visione pornografica, viene rilasciata Ossitocina ma l’eccitazione ed il piacere che ne derivano innescano l’attaccamento ad un’immagine piuttosto che ad una reale persona. Il soggetto affetto da Pornodipendenza è ossessionato da pensieri e fantasie di natura sessuale, in grado di provocargli tensione, eccitazione inappropriate ed ansia spesso gestiti attraverso ricerca continua di materiale pornografico ed una masturbazione compulsiva, ovvero messa in atto contro la propria volontà. I pensieri intrusivi e gli stati emotivi non controllabili provocano il GRAVING, ossia un “desiderio incoercibile”, un “bisogno imperioso” di agire tale comportamento.

A seguito di visione e masturbazione, il soggetto affetto da Pornodipendenza spesso prova SENSO DI COLPA , tristezza, disperazione, rimorso, vergogna, che altro non fanno che incrementare il bisogno di sentirsi nuovamente eccitato. Pur tentando di controllare, arrestare o eliminare il proprio comportamento sessuale on line, fallisce nel tentativo. Si assiste pertanto ad una vera e propria perdita di Autocontrollo.

Quando non è possibile agire il comportamento sessuale compulsivo, subentrano elevati livelli di ansia, irritabilità ed irrequietezza che caratterizzano la Sindrome di Astinenza. Tale stato è intollerabile nel tempo per il dipendente, ergo comporterà una inevitabile ricaduta ovvero la rimessa in atto del comportamento dopo un periodo più o meno breve di astinenza.

Nel tempo, necessiterà di visionare materiale pornografico con maggiore frequenza e per una finestra temporale crescente, ricercando scene e contenuti sempre più “spinti” per ottenere lo stesso livello di piacere iniziale (fenomeno della soglia di TOLLERANZA potenziata).

Questi agiti hanno scopo di:

  • Evitare o prevenire stati di disagio (evitamento del dolore);
  • Alleviare l’umore basso (regolare il tono dell’umore);
  • Evitare problemi e frustrazioni di vita quotidiana (fuga dalla realtà).

In tal senso, spesso la dipendenza rappresenta “l’unico sesso” presente nella vita o un modo per procurarsi una stimolazione. La Persona non riesce a fare a meno di tale condotta, che viene pertanto ripetuta assiduamente, senza controllo ed in assenza di raggiungimento di una vera e propria gratificazione. La masturbazione diviene patologica in quanto all’aumento della sua frequenza corrisponde una minore soddisfazione. L’eiaculazione finale è liberatoria ma interrompe lo stato di “trance”

L’assenza del confronto con l’ALTRO nel totale isolamento in contesto “protetto” ingenera nel soggetto un senso di onnipotenza. La presenza di un altro risulta fastidiosa in quanto interferisce con la messa in atto dei rituali compulsivi.

Il soggetto predilige la pornografia in quanto “buffet variegato ed appetibile” rispetto al sesso reale con una patner reale che ha perso totalmente il suo potere di  eccitazione.

CONSEGUENZE:

  • Compromissione o perdita della relazione con la patner e di tutte le relazioni sociali, interpersonali ed affettive;
  • Calo drastico verso persone fisiche;
  • Compromissione e calo delle prestazioni lavorative.

In fase di anamnesi, risulta fondamentale indagare le dinamiche famigliari patologiche tra cui il sistemico disconoscimento dei bisogni del bambino, l’assenza di vicinanza emotiva e/o aspettative eccessive ed inadeguate, che possono produrre nel soggetto un’immagine di sé caratterizzata da vergogna con produzione di pensieri disfunzionali tra cui “essere privo di valore e non degno d’amore”.

Nel Percorso di cura risulta primario la costruzione di una buona Alleanza terapeutica come primaria forma di relazione Sé/Altro per poi avviare il lavoro di Alfabetizzazione Emotiva al fine di aiutare la Persona a riconoscere, nominare e descrivere i propri stati interni: solitudine, ansia, sentimento di inadeguatezza, paura del rifiuto, scarsa tolleranza della frustrazione, noia e/o difficoltà interpersonali che fungono spesso da innesco per lo sviluppo di una Dipendenza come forma di “velenoso Anestetico”.

Nei casi più severi è necessario un approccio multidisciplinare.