RAPPORTO GENITORI/FIGLI

Cari Genitori, in queste piccole pillole di “parent-coaching” vorrei innanzitutto rassicurarvi: il vostro RUOLO è un arduo compito e non esiste un Manuale del “Bravo Genitore”. Sicuramente divenire GENITORE ha a che fare con un parto psichico prima ancora che fisico. Si tratta infatti di un processo complesso che chiama in causa un insieme di rappresentazioni mentali, emotive ed identitarie in trasformazione: ridefinire il proprio Sé comporta essere in grado di separarsi dal ruolo di figlio/a, patner, professionista per accogliere un nuovo ruolo. Cambia la percezione di sé come “responsabile”, “fonte di amore incondizionato” piuttosto che “inadeguato o sacrificato”. L’Identità materna/paterna  non è un interruttore che si accende al momento in cui il figlio viene alla luce, bensì una costruzione mentale che inizia molto prima, immaginando il proprio progetto di vita e si intensifica durante la gravidanza per consolidarsi nell’interazione progressiva e dinamica con il nascituro.

Il RUOLO GENITORIALE, ovvero la dimensione funzionale e relazionale, riguarda il modo in cui il Genitore si vede agire ed interagire con il figlio/a sviluppando una sensibilità e sintonia emotiva                                                                  (attunement) che permettono di interpretare i segnali del bambino (pianto, gesti, sguardi) in termini di bisogni per rispondervi in modo adeguato e tempestivo. Parallelamente, il Genitore percepirà di essere quel “porto sicuro” del bambino, ovvero la figura in grado contenere le sue ansie ed emozioni intense come rabbia e paura per restituirle al figlio in una forma gestibile e rassicurante (funzione di holding). Tutto ciò getta le basi per un Attaccamento Sicuro (Cit. J. Bowlby).

Fatta tale premessa molti mi chiedono “come intervenire sul comportamenti disadattivi dei figli?”

Rispondo che possono verbalizzare tutte le regole che vogliono ma i bambini generalmente capiscono quando i Genitori non credo abbastanza in ciò che a parole esprimono!. Ad ogni modo, spesso basta poco per risultare incisivi e convincenti: molta coerenza ed abbondante costanza sono sicuramente alla base di interventi efficaci. Efficace risulta anche il modelingcomportamentale.

Una volta decisa una determinata modalità di intervento, consiglio di concedersi del tempo sufficiente affinchè dia risultati, non scoraggiatevi subito!. E’ importante che la coppia genitoriale si supporti a vicenda, come pure poter contare su un sostegno esterno nel portare avanti le decisioni è di grande aiuto, nonché interscambiarsi i “ruoli” sicchè non si crei nell’immaginario del bambino la rappresentazione univoca del “Genitore buono” e del “Genitore Cattivo”.

Nei limiti del possibile, cercate di essere “prevedibili” nelle vostre reazioni. I bambini hanno bisogno di conoscere il vostro comportamento. Se reagite alle provocazioni ogni volta in modo differente, ingenerate in lui/lei caos e confusione. Tutti coloro che si occupano di lui dovrebbero affrontare i problemi che lo riguardano seguendo uno stesso criterio; una linea di condotta condivisa è indispensabile.

E’ cruciale anche il saper misurare le proprie reazioni senza cadere in eccessi per quanto arduo sia. Il bambino che persevera in un comportamento disadattivo o fastidioso, incrementa la frustrazione del genitore, ma un eccesso di ansie, agitazione e tensione può far sfuggire di mano la situazione. In simili situazioni, comunicate che si affronterà la “questione” in un momento di maggior calma. Certamente non è educativo nascondere le proprie emozioni e sarebbe sovrumano non mostrare talvolta irritazione o rammarico ma mantenendo il senso delle proporzioni. In un momento di tranquillità, spiegate i vostri sentimenti motivandoli, poi dedicatevi a fare altre cose piacevoli e divertenti per entrambi.

Spiegate sempre le ragioni delle vostre richieste: la comunicazione aperta e non giudicante con vostro figlio è un’arte da coltivare! I bambini capiscono anche quando non sono ancora in grado di rispondere.

Altro pilastro fondamentale: le regole comportamentali devo essere poche, chiare, adeguate alla fase evolutiva del bambino e condivise ovvero valide per tutto il Sistema Familiare! Spesso infatti, accade che si pretenda dal bambino coerenza di comportamento ed obbedienza ma la coppia genitoriale non ha idee comuni circa l’educazione dei figli mancando in comunicazione e complicità. Quante volte di fatto accade che il piccolo si rivolga al padre per ottenere qualcosa che la madre, pochi attimi prima, non ha concesso?. Indubbiamente il bambino percepisce il vostro grado di complicità coniugale e sa bene a quale dei due genitori rivolgersi ed anche come ottenere ciò che desidera. Cercate pertanto di comportarvi in modo univoco restituendo un’immagine di unione e coerenza per mantenere un buon livello di autorevolezza.

Siate pronti a gratificare i vostri figli mostrando rinforzo positivo costante  ed apprezzamento con atteggiamento affettuoso, sorriso ed espressioni come” ho fiducia in te”, “sono fiero di te”, non perché ha portato a casa successi e trionfi bensì per il suo impegno e/o per le sue caratteristiche caratteriali emergenti.

Talvolta, di fronte a capricci futili e non dannosi che potrebbero sottendere una continua richiesta del bambino di essere attenzionato, una tecnica utile è ignorare. Buona prassi è inoltre invitarlo ad auto-calmarsi utilizzando il suo spazio come la cameretta, educandolo in tal senso ad accogliere le proprie emozioni per apprendere progressivamente a gestirle.

Mettete in risalto un “buon” comportamento ed esprimete con enfasi al bambino la vostra stima quando ad esempio non compete ma condivide con gli altri, quando scambia i suoi giochi, quando si mostra curato nelle sue cose, ecc… . Lodatelo anche per un semplice tentativo nel provare a fare qualcosa che ancora non sa fare. Fate in modo di rimarcare i comportamenti “buoni” di vostro figlio almeno 4 volte di più rispetto ai rimproveri. Promettere ricompense ad un bambino potrebbe significare metterlo sotto pressione e bloccarlo con la paura di deludervi nel caso in cui non riuscisse nell’intento/compito. Promettere anticipatamente una ricompensa che poi non guadagnerà potrebbe creargli non poche difficoltà. Fornire, invece una ricompensa per qualcosa portata a termine come meglio poteva fare, anziché per qualcosa promessa in modo anticipato, è meno rischioso. Ricordatevi che anche un abbraccio spontaneo è una ricompensa meravigliosa!!!

I “NO” motivati sono educativi perché il bambino apprende a gestire la frustrazione ma nel farlo siate fermi e decisi! Una crescente indipendenza psichica può svilupparsi soltanto all’interno di una struttura sicura. Parallelamente, a partire dall’età scolare, fategli sentire di essere PROTAGONISTA ATTIVO della sua esistenza nonché all’interno del nucleo familiare: proponete almeno 2 soluzioni, idee, attività, dove lui possa sentirsi libero di dire la sua e di scegliere tra queste.

Crescere un figlio è un’esperienza complicata ma al tempo stesso unica ed arricchente: i Bambini sono lo specchio degli Adulti. Anche loro ci aiutano a “crescere”!